Archive for December, 2009

Corte d’Onore 16, pronto!

Posted on December 24th, 2009 in news | No Comments »

È in tipografia il nuovo numero di Corte d’Onore, il numero 16, o – se preferite – il secondo numero della nuova serie. Ringraziamo chi già dalla ripresa si è abbonato, abbinando dimostrazioni di stima ed affetto che lusingano.

Nel numero in uscita: una lettera di un Lupetto all’ex-Akela, Avventura in Reparto e una riflessione sulla missione di Pattuglia, due articoli di Federico Lunardi sul cammino in Branca Rover, il resoconto dell’incontro “Quattro Punti di BP” organizzato al Parco Fenice di Padova, Francis Vane of Hutton ricordato a 100 anni dalla nascita dello Scautismo in Italia, un brano da “Window on my Heart” di Lady Baden-Powell in occasione del centenario del Guidismo, la fioritura di Associazioni Scout in Italia.

A presto, e buone feste dalla Redazione

Scoutismo ed Educazione Fisica

Posted on December 13th, 2009 in articoli storici | No Comments »

di Federico Lunardi
da Corte d’Onore numero 10

Sulle pagine dedicate a Dino Borrani si parla di Commissario Centrale (C.C.). Era questa una figura prevista dal Regolamento Villetti e, per non scrivere inesattezze, sono andato a rivedermi gli articoli che ne parla. Tra questi si fa richiamo ai Requisiti Generali per essere dirigente (“Sono dirigenti coloro che impegnandosi di accettare la Legge e di applicare il metodo scout hanno ricevuto dalla Sede Centrale incarichi organizzativi e tecnici per il funzionamento dell’Istituzione e per l’educazione dei giovani“) che qui trascrivo:

Requisiti generali per aspirare a entrare nell’Istituzione come Dirigente sono:
a) Moralità, ineccepibile sotto ogni riguardo, nella vita privata e nel lavoro;
b) Rispetto della apartiticità e pluriconfessionalità del C.N.G.E.I.
c) Spirito di sacrificio;
d) Conoscenza del metodo scout, e dei classici dello scautismo con particolare riguardo al sistema delle Pattuglie;
e) Doti particolari: responsabilità, equilibrio, spirito d’iniziativa e qualità organizzative;
f) Qualità fisiche: costituzione sana e robusta;
g) Cittadinanza Italiana.

É preferibile inoltre che l’aspirante abbia:

- Partecipato a un corso formativo per Dirigenti;
- Diploma d’insegnamento elementare e medio, o equivalente preparazione pedagogica;
- Diploma di educazione fisica o abbia svolto attività ginnico-sportiva.”

Tutto ciò era richiesto a Dirigenti di qualsiasi grado e livello; esistesse oggi temo che i quadri delle associazioni Scout che conosco subirebbero una “desertificazione” impressionante. Eppure ritengo imprescindibile che uno Scout, un Capo, un Dirigente possegga tutte le caratteristiche sopra riportate. Tralascio qualsiasi considerazione circa quelle morali e quelle definite doti particolari perché si esprimono da sé. Ragiono invece su quelle fisiche. Assistiamo sempre più, infatti, a un anichilimento di ciò che riguarda il fisico, l’educazione fisica, la pratica sportiva.

Due anni fa Silvia Medici tenne un’interessante lezione – ai corsi della Scuola Capi – su Scautismo e Hebertismo seguita poi da semplici esercizi a corpo libero o con la corda. I risultati, a dir poco, furono disastrosi. Che lo Scautismo non sia solo alpinismo, nuoto, corsa, marcia è fuori discussione ma che la dimensione fisico-corporea sia uno dei primi (per intervento educativo) ambiti sul quale lavorare è altrettanto vero. A ciascuno dei ragazzi e delle ragazze che ci viene affidato dobbiamo chiedere di crescere e di maturare nello sviluppo, nel rispetto, nella conoscenza del proprio corpo e delle sue potenzialità. Per fare questo è necessario che le attività siano impegnative anche sotto questo punto di vista (gli hike siano tali e non siano passeggiate, la ginnastica mattutina non sia scimiottamento disarticolato, la pratica di sport sia quotidiana al campo); vi sia un’adeguata alimentazione e un armonico rapporto col cibo (combattere l’anoressia quanto l’obesità che sono ambedue malattie), l’esempio del Capo (sia nel fisico che nella pratica sportiva).

Da questi parametri nessuno deve fuggire, neanche il ragazzo che abbia menomazioni fisiche o psichiche; bisogna solo porre attenzione al livello iniziale che è necessariamente diverso. Il ragazzo – diciamo scorrettamente in termini medici – handicappato inserito nella nostra unità non deve diventare l’alibi per non programmare e realizzare attività fisiche; anzi dev’essere inserito lui stesso in un ambiente che sia – anche sotto questo aspetto – intelligentemente stimolante.

Detto per inciso egli stesso potrà diventare d’esempio per tutti gli altri. Nella mia educazione in tal senso ha inciso fortemente il servizio, da rover, alle gare di Torball e di atletica leggera indirizzate agli atleti ciechi (se fossi un allineato associativo scriverei “non vedenti” ma ricordo assai bene che essi stessi si definivano ciechi e non si ritenevano offesi da questo termine).

Tra l’altro i ragazzi che svolgono il proprio servizio militare presso il Sesto Reggimento Alpino a San Candido e che fanno assistenza sulle piste da sci agli atleti ciechi sono stupefatti per i risultati che questi riescono a conseguire. Ancor oggi mi è di stimolo l’entrare in piscina con ragazzi tetraparetici, Down, autistici, monoplegici e vedere con quanta determinazione vioncono le loro paure, i loro limiti, le loro posture quasi obbligate.

Educare alla gioia e alla propria corporeità non deve significare constatare il proprio livello fisico e accettarsi così come si è ma deve costituire la presa d’atto dei propri punti deboli e infondere la determinazione a fare di più, o per meglio dire a crescere.